La produzione   

 

 

 

Esistono due tipi di produzione: la produzione cinematografica, che intende la realizzazione dei programmi destinati in primo luogo o esclusivamente al cinema (che risultano coincidere con i film e con la tecnica cinematografica); la produzione televisiva, che intende la realizzazione dei programmi destinati esclusivamente alla televisione (questi ultimi si possono dividere in due categorie, fiction e non-fiction. I primi sono realizzati sia dalle imprese di produzione cinematografica sia da quelle televisive, con tecniche sia cinematografiche che televisive; i secondi sono realizzati dalle imprese di produzione televisiva con tecniche televisive. Per visionare i tipi di prodotti clicca qui

 

Il primo passo da compiere è decidere in riferimento alla produzione cinematografica e alla produzione televisiva se acquistare oppure produrre i diversi programmi. Si tratta della classica decisione di MAKE (produrre) or BUY (acquistare). 

MAKE PRODUZIONE INTERNA BUY
integrazione verticale l'organizzazione il mercato dei diritti televisivi
produzione interna il ciclo di lavorazione i mercati principali
produzione in appalto i centri di produzione la contrattazione dei diritti
coproduzione i costi di produzione i prezzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Make -  integrazione verticale

Produrre internamente ciò che viene anche acquistato sul mercato impone l'esigenza di dotarsi delle strutture e delle competenze necessarie e quindi comporta dei costi fissi. Da un punto di vista operativo tale esigenza viene soddisfatta costituendo una nuova impresa oppure acquisendo un soggetto già presente nel settore. In termini economici, l'alternativa make significa avviare un processo di integrazione verticale, con vantaggi connessi al:

1) controllo dei margini (ricavi-costi): in questo caso l'azienda, attraverso l'integrazione, trasferisce al proprio interno costi e ricavi precedentemente riconducibili a soggetti collocati a monte rispetto ai suoi processi produttivi e/o commerciali. In genere la spinta all'integrazione si determina quando i costi di acquisto di un particolare bene rappresentano una quota talmente considerevole nella formazione dei costi totali per cui può diventare opportuno occuparsi direttamente della sua produzione piuttosto che acquistarlo all'esterno.

2) controllo ambientale: l'azienda è in grado di assicurarsi la disponibilità di un bene in base alla quantità, alla qualità e ai tempi richiesti.

Gli svantaggi di un'integrazione verticale sono rappresentati da un potenziale aumento del rischio d'impresa connesso alla diversità delle competenze necessarie e all'aumento dei costi fissi. Nel caso delle imprese televisive la scelta è condizionata da una serie di fattori tra cui, innanzi tutto, la disponibilità economica. I programmi di fiction hanno prezzi molto elevati (nel caso dell'acquisto dei diritti di trasmissione di film o telefilm recenti) e costi di produzione ancora più elevati. Le stesse grandi imprese televisive spesso acquistano i diritti di questi programmi piuttosto che produrli o coprodurli; in quest'ultimo caso, inoltre, si limitano generalmente al finanziamento piuttosto che all'allestimento dei programmi (soprattutto per quanto riguarda i film). Le piccole/medie imprese, a causa della loro dimensione e disponibilità finanziaria, non hanno alternativa se non quella di acquistare i diritti di programmi che sono generalmente di seconda scelta, di minor successo e meno recenti. I programmi di tipo non-fiction (in diretta o registrati) sono generalmente prodotti dalle stesse imprese televisive che li trasmettono; le grandi imprese, però, dispongono di studi fissi e di mezzi mobili in numero e qualità superiori. Un altro fattore che condiziona la scelta è rappresentato dalla tipologia di palinsesto offerta.   

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La produzione interna

Essa è realizzata tecnicamente e finanziata in proprio dalle imprese televisive e richiede risorse e strutture produttive generalmente consistenti. La produzione interna costituisce un elemento importante nella pianificazione del palinsesto in quanto permette di avere alcuni programmi in esclusiva, e di sfruttarli per potenziare ed evidenziare meglio il brand dell'emittente. La tipologia di programmi su cui si focalizza maggiormente questa alternativa è rappresentata dall'informazione (telegiornali, approfondimenti), che infatti rappresenta il segmento di maggior prestigio del palinsesto di ciascun editore televisivo, su cui si fonda gran parte dell'identità di una rete. Le imprese televisive maggiori si concentrano inoltre sull'intrattenimento e sulla fiction. Da sottolineare che per l'impresa televisiva pubblica, la produzione interna è una voce più consistente rispetto alle emittenti private, poichè deve rispettare gli obblighi di offerta di un palinsesto equilibrato, che risponda alle diversità politiche e culturali con programmi che difficilmente si trovano sul mercato.  

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La produzione in appalto

Viene commissionata a produttori indipendenti (non legati economicamente alle imprese emittenti) generalmente nazionali. La scelta di produrre in appalto deriva sia da motivi di convenienza economica rispetto alla produzione interna, sia da motivi collegati agli obblighi normativi che impongono alle imprese televisive maggiori di destinare alla produzione indipendente una determinata quota delle ore di trasmissione. I vantaggi sono quelli connessi al non sopportare i costi della realizzazione, ma solo quelli del finanziamento,  al detenere in esclusiva i diritti del programma, e a sfruttare il know-how di imprese specializzate nella produzione. Gli svantaggi sono connessi al fatto che, in genere, la produzione in appalto si concentra su un raggio di programmi più limitato, focalizzato soprattutto sull'intrattenimento non di prima serata, essendo molto impegnativo l'investimento.   

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La coproduzione

viene realizzata da più soggetti, che forniscono le strutture produttive e/o i finanziamenti. Esse avvengono principalmente a livello internazionale e riguardano soprattutto i programmi di fiction, i documentari e i grandi programmi artistico-culturali. I vantaggi della coproduzione derivano dalla ripartizione dei costi che altrimenti non potrebbero essere sostenuti da un unico soggetto. Gli svantaggi sono connessi in primo luogo al fatto che nella realizzazione di un programma destinato ad un pubblico internazionale, spesso, ciascun produttore tenta di farlo convergere sul pubblico del proprio paese di appartenenza; in secondo luogo alla ripartizione dei diritti tra più soggetti e, infine, alla complessità degli accordi. In Italia, la fiction ha rappresentato il campo di prova delle emittenti maggiori nel settore della coproduzione, con risultati considerati pienamente soddisfacenti.   

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Buy.  

Il mercato dei contenuti della televisione generalista italiana è influenzato, ovviamente, dal sistema di duopolio Rai-Mediaset prima richiamato, soprattutto considerato che, assieme, questi due operatori attraggono più del 90% dell’ascolto complessivo, con una tendenza al graduale livellamento tra i due. Tra i due broadcaster, la Rai fa meno ricorso ai programmi d’acquisto. In ambito Mediaset , negli ultimi anni i programmi d’acquisto hanno pesato per il 55-65% sia per Italia1 che per Rete4, mentre per Canale5 la percentuale si è assestata su un 28-33%. Mediaset rappresenta uno dei   maggiori acquirenti nel mercato europeo dei contenuti televisivi.   La spesa complessiva per i programmi acquistati ha registrato un lieve aumento nel caso della televisione generalista, mentre il comparto della televisione a pagamento, ha fatto segnare una crescita assai maggiore, con previsioni di ulteriore crescita anche per i prossimi 2-3 anni. Data la limitata crescita del cavo e lo sviluppo della più economica distribuzione via satellite, appare probabile l’affacciarsi di un nuovo scenario competitivo solo con l’avvio, nei prossimi anni, dei nuovi servizi di televisione digitale terrestre. Non si intravedono nuovi operatori di rilievo e la carenza di produttori indipendenti capaci di competere sul mercato continentale, con poche rare eccezioni (prime fra tutte la Lux), lascia intendere che il mercato italiano della televisione generalista dipenderà ancora per molto dai programmi d’acquisto.

Il mercato dei diritti televisivi

Si tratta di un mercato composto da tre categorie di soggetti: le imprese di produzione (che producono i programmi); le imprese televisive (che li trasmettono) e i distributori/proprietari dei diritti (che fungono da intermediari acquistando i diritti dalla prime e rivendendoli alle seconde). I distributori possono essere compresi in quattro tipologie principali:

1) I distributori sussidiari di grandi imprese di produzione (come per esempio le strutture di distribuzione collegate alle Major americane), che hanno l'esclusiva sulla vendita dei diritti dei programmi da queste realizzati e che trattano anche la distribuzione della produzione di alcune imprese indipendenti minori.

2) I distributori sussidiari delle maggiori imprese televisive (come per esempio Media Service Ltd., Mediatrade S.p.A., Finsimac S.p.A., Olympia S.p.A per Mediaset; Sacis e Rai Trade per la Rai), che hanno l'esclusiva sull'acquisto e la vendita dei diritti relativi ai programmi da essi trasmessi e prodotti e che trattano anche la distribuzione ad alcune emittenti minori.

3) I distributori collegati  a consorzi sia di piccoli produttori indipendenti, sia di piccole emittenti (soprattutto negli Stati Uniti con i syndacator).

4) I distributori indipendenti che non risultano vincolati a singoli produttori o emittenti (come per esempio il gruppo Kirch e Capitol International in Germania).   

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La contrattazione dei diritti

Negli Stati Uniti le imprese televisive effettuano gli acquisti prevalentemente sul mercato domestico e la distribuzione dei diritti avviene o esclusivamente attraverso le sussidiarie delle Major (nel caso dei network principali) oppure con un passaggio ulteriore attraverso i syndacator (nel caso delle stazioni indipendenti). In Europa, invece, le imprese televisive effettuano gli acquisti sui mercati internazionali (in particolare su quello americano) e la distribuzione dei diritti è spesso svolta da soggetti locali (indipendenti o sussidiari delle imprese televisive). Il costratto deve prevedere:

a) il periodo di durata dei diritti di trasmissione (license-period);

b) il numero di passaggi;  

c) la restrizione a un territorio geografico determinato.

Nella prassi commerciale questi tre elementi generalmente sono fissati in contratti tipo che stabiliscono il pacchetto standard d'acquisto e non costituiscono pertanto oggetto di contrattazione; i pacchetti standard si differenziano a seconda dei mercati geografici: in Italia generalmente, per i film, sono previsti 5 passaggi in 6 anni, oppure 4 passaggi in 5 anni; 3 passaggi in 4 anni per i programmi seriali. L'acquisto relativo ai film avviene generalmente sulla base di accordi quadro pluriennali con le Major americane, attraverso i quali l'impresa televisiva si impegna in genere ad acquistare i diritti di tutti i film che hanno avuto distribuzione nelle sale cinematografiche nazionali (outout-deal); nel caso della pay-tv il pacchetto standard di acquisto prevede in media 10 exhibition days (ciascuno dei quali comprende due passaggi) in 12 mesi.    Nel caso dei prodotti seriali, invece, l'impresa televisiva si impegna in genere ad acquistare parte della produzione destinata alla televisione in base a un minimo garantito (volume-deal); le serie vengono acquistate in base alla visione dei prodotti pilota (pilot), mentre  i contratti stipulati sono generalmente di due tipi e si distinguono in base alla durata: il primo prevede l'acquisto integrale della serie (life-contract), e il secondo prevede l'acquisto delle puntate relative a una stagione televisiva con l'opzione per quelle successive. Da notare che la differenza nella tipologia dei contratti relativi al prodotto cinematografico e a quello televisivo è dovuta al fatto che, mentre per i film l'impresa televisiva conosce in anticipo l'interesse dimostrato dal pubblico nazionale, per i programmi seriali risulta difficile fare una previsione in quanto il successo sul mercato domestico non può essere verificato prima della messa in onda. Di seguito ecco la composizione media di un palinsesto relativo ai diritti acquisiti:   

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I prezzi

Generalmente i prezzi più elevati vengono raggiunti nei paesi caratterizzati da elevate entrate pubblicitarie e dalla presenza di canali competitivi. I prezzi dei singoli film, una volta stabilito l'importo massimo, variano in funzione dell'incasso generato nelle sale cinematografiche e vengono rinegoziati alla scadenza dell'accordo quadro. I prezzi dei programmi seriali sono stabiliti in base alla domanda e vengono fissati generalmente per un periodo di tempo pari a tre stagioni, scaduto il quale si procede alla rinegoziazione. Alla scadenza del contratto quando il titolo si trasforma in prodotto da magazzino (library) il prezzo risulta notevolmente inferiore e in genere si paga a singolo passaggio. Per le pay-tv il prezzo per singolo titolo viene calcolato moltiplicando un importo concordato, espresso in centesimi di dollaro e definito in base al successo ottenuto nelle sale cinematografiche, per il numero medio di abbonati relativi al periodo di sfruttamento del diritto; il pagamento avviene generalmente in due rate: la prima in base a un minimo garantito, la seconda alla scadenza del periodo di riferimento se si riscontrano differenze rispetto al numero di abbonati stimati. Questo meccanismo si applica alle emittenti pay il cui numero di abbonati totali risulta inferiore ai due milioni. Una volta raggiunta questa soglia, il prezzo viene calcolato su base fissa (flat fee). Per i prezzi relativi all'acquisizione del permesso o dell'utilizzo di un'idea di fondo (format), clicca qui e vedi la voce "diritti televisivi".   

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MERCATI PRINCIPALI DEI DIRITTI TELEVISIVI

NOME

LUOGO PERIODO
Cannes International Film Festival & Market CANNES  (Francia) MAGGIO
American Film Market, Afm LOS ANGELES  (U.S.A.) FEBBRAIO/MARZO
Mifed MILANO  (Italia) NOVEMBRE
Mip - TV PARIGI  (Francia) APRILE
Mipcom PARIGI  (Francia) OTTOBRE
Montecarlo Television Festival & Market MONTECARLO (Principato) MARZO

La fonte principale dei programmi d' acquisto è rappresentata dai produttori statunitensi (film, telefilm, tv-movie, soap, cartoni animati, serie televisive). Altre fonti sono costituite dai produttori sudamericani (telenovelas), cui si rivolgono soprattutto emittenti dell'Europa del Sud (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia); i produttori australiani (soap), cui si rivolgono le emittenti inglesi; i produttori giapponesi (cartoni animati).    

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L'organizzazione dell'attività produttiva

Le imprese televisive che rappresentano anche grandi produttori di programmi sono soprattutto quelle europee di elevate dimensioni (Bbc, Itv, Rai, Mediaset (tramite la sussidiaria Videotime), Ard, Canal Plus, ecc.), ed in particolar modo i soggetti pubblici, per evidenti ragioni storiche.  L'organizzazione produttiva è suddivisa in:

channel management: cui fa capo il direttore di rete, decide il budget da destinare alla produzione interna  e la tipologia dei programmi da realizzare (costruzione del palinsesto);

programme management (strutture di programmazione): area preposta all'ideazione e progettazione dei programmi all'interno di ciascuna tipologia di riferimento (entertainment, sport, programmi per bambini e ragazzi, fiction, programmi culturali);

production management (strutture di produzione): area preposta alla realizzazione dei programmi. 

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Il ciclo di lavorazione

Il ciclo produttivo che contraddistingue la realizzazione di un programma televisivo comprende cinque fasi principali:

Ideazione: rappresenta la fase iniziale in cui si sviluppa l'idea di fondo del programma, si determinano gli elementi costitutivi fondamentali e si stimano i costi complessivi; l'idea può essere originale, può essere un adattamento della struttura di programmi già esistenti di cui si sono acquisiti i diritti (i format), oppure da fatti o eventi reali. I punti di forza di un programma sono rappresentati dalla sua formula/struttura e dalla presenza di determinati conduttori (presentatori, artisti, giornalisti, opinionisti, ecc.); in alcuni casi il successo dipende principalmente o esclusivamente dal primo elemento, in altri casi si fonda maggiormente sulla bravura e capacità di una persona di conquistare il pubblico. Per i programmi di intrattenimento, l'ideazione avviene generalmente in base agli artisti/conduttori che l'impresa televisiva ha a disposizione, altre volte la scelta è indipendente.

Progettazione esecutiva: rappresenta la fase in cui si decide se realizzare il programma ideato. L'ammontare del budget viene determinato in base agli elementi definiti nella fase di ideazione (struttura, tipologia e collocazione in palinsesto). Una volta determinato il budget, si definiscono le scadenze e le modalità di "consegna", cioè la data in cui si prevede di trasmetterlo in diretta o in differita. Si procede quindi alla pianificazione del processo produttivo, rispetto a due funzioni: progettazione artistica e progettazione tecnica; la prima si occupa del reperimento e dell'organizzazione di tutti gli elementi creativi del programma, mentre la seconda si occupa del reperimento e dell'organizzazione di tutti gli elementi tecnici (in genere la progettazione artistica viene svolta dalle strutture di programmazione, mentre quella tecnica dalle strutture di produzione).

Pre-produzione: rappressenta la fase in cui si predispongono tutte le risorse necessarie alla realizzazione del programma; si realizzano e si predispongono l'allestimento scenico, l'allestimentno tecnico e si definiscono la composizione, i turni e gli orari di lavoro di tutte le persone coinvolte. Nel caso di programmi in esterno si provvede ai sopralluoghi.

Produzione: rappresenta la fase in cui si utilizzano le risorse precedentemente predisposte e si effettuano le riprese. due sono i momenti principali: le operazioni preliminari, che comprendono la preparazione delle apparecchiature tecniche, la realizzazione del materiale di supporto, redazione dei testi, della scaletta, scenografie, prove, collegamenti, collocazione del pubblico, dei partecipanti e degli ospiti; il secondo momento è l'effettuazione delle riprese.

Post-produzione: rappresenta l'ultimo stadio dell'attività di produzione audiovisiva, in cui si effettua il trattamento finale delle immagini riprese e si procede alla eventuale duplicazione, distribuzione e archiviazione del materiale registrato. Se il programma viene trasmesso in diretta, tale fase si riduce alla sola archiviazione, mentre se viene trasmesso in differita e richiede una lavorazione successiva alle riprese si procede al montaggio video, audio e all'elaborazione grafica.    

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I centri di produzione

La produzione si svolge nei cosiddetti CENTRI  DI  PRODUZIONE (studi televisivi), le "fabbriche della televisione", dove si concentrano tutte le risorse necessarie alla realizzazione dei programmi (le apparecchiature di ripresa, gli studi di posa, le sale di videoregistrazione, le sale di post-produzione, i mezzi mobili, le luci, ecc.) e in cui si producono i programmi in studio (produzione in interni). Nel caso delle imprese maggiori, l'attività è svolta generalmente in più centri di produzione: la Rai ne possiede 4: Roma, Napoli, Torino, Milano; Mediaset (attraverso la sussidiaria Videotime) ne possiede 3: Milano, Cologno, Roma.

Gli investimenti necessari si aggirano nel complesso sulle centinaia di miliardi di lire, suddivisi in investimenti relativi all'impianto edile e all'impianto tecnico. Uno studio di grandi dimensioni (1000 mq) richiede un investimento complessivo di circa 10 milioni di Euro (7,5 per l'impianto edile ed il resto per l'impianto tecnico), mentre uno studio di dimensioni medie (500 mq) ne richiede 7,5 (5 per l'impianto edile, 2,5 per quello tecnico). Il costo dell'impianto tecnico può variare a seconda del numero delle telecamere installate: una telecamera dell'ultima generazione costa circa 150 mila Euro; i mezzi di ripresa esterni, invece, richiedono un investimento di circa 2-3 milioni di Euro per gli studi esacamere, e di 750 mila/1 milione e 200 mila Euro per quelli a tre/quattro camere.     [torna indietro]

La produzione in esterni

A differenza della produzione in interni, essa avviene in ambienti (stadi, piazze, teatri, ecc.) la cui funzione è indipendente dalle riprese televisive. Mentre per la produzione in interni le attrezzature televisive sono sostanzialmente fisse e il programma viene realizzato nel luogo in cui queste sono collocate, nella produzione in esterni avviene il contrario: l'apparato tecnico si sposta nel luogo dove ha sede l'evento da riprendere. Possiamo avere: a) produzione relativa ad eventi televisivi, in cui le manifestazioni esistono esclusivamente in funzione della produzione televisiva; b) produzione relativa ad eventi non televisivi, in cui le manifestazioni esistono indipendentemente dalla produzione televisiva, e che richiede l'adattamento delle riprese televisive (spesso è l'evento che deve adattarsi alle esigenze della produzione televisiva, come nel caso degli orari di inizio negli eventi sportivi).

A seconda del tipo di apparato tecnico utilizzato, possiamo distinguere ulteriori due categorie: la produzione EFP (Electronic Field Production), caratterizzata dal fatto che le riprese avvengono con più telecamere (fisse e non), che trasmettono il segnale alla regia posta su un mezzo mobile. Il segnale può essere registrato o inviato al centro di emissione via ponte radio o satellite (utilizzato particolarmente per manifestazioni sportive o per particolari avvenimenti, o collegamenti giornalistici in diretta). Produzione ENG (Electronic News Gathering) caratterizzata dal fatto che la produzione avviene utilizzando telecamere e videoregistratori portatili, con diffusione in differita.

 

 

 

I costi di produzione

Efficacia ed efficienza

Come per tutte le imprese, i parametri per valutare l'attività di produzione sono: l'efficacia: quando si ottengono prodotti caratterizzati da livelli conformi alla strategia dell'azienda e, quindi, in grado di soddisfare i bisogni dei clienti/consumatori; l'efficienza: quando l'impresa ottimizza il rapporto tra le risorse impiegate e i prodotti ottenuti. 

Per valutare l'efficacia e soprattutto l'efficienza dell'attività di produzione è necessario distinguere tra costi controllabili e costi non controllabili, a seconda che l'azienda possa o meno intervenire con un grado di autonomia sufficiente. Per l'impresa televisiva, i costi di acquisizione dei diritti e degli elementi artistici rappresentano in genere un elemento di fatto determinato dal mercato, e il controllo di tali costi può dipendere dalle dimensioni e dal potere di mercato. Il miglioramento dell'efficienza e della produttività si svolge soprattutto nell'ambito dei costi di trasformazione (elementi tecnici), ossia alla gestione e al funzionamento dei centri di produzione, e cioè delle strutture televisive e del personale preposto al loro funzionamento.

CAUSE  DI  INEFFICIENZA. La stagionalità: l'anno produttivo (che è compreso tra settembre e l'agosto dell'anno successivo) si suddivide infatti in tre stagioni, l'autunno, la primavera e l'estate. Le prime due rappresentano i periodi di maggiore attività, mentre la terza è caratterizzata da un livello di produzione inferiore, pari al 40-50% di quelli precedenti. Questa caratteristica impone la scelta tra due soluzioni di capacità produttiva la cui convenienza è valutabile in base alle situazioni specifiche e alle previsioni relative alla domanda futura: la prima soluzione è quella di sotto-utilizzo, in cui nei periodi di punta si utilizzano tutte le risorse ad un livello normale e negli altri periodi alcune risorse a disposizione non vengono utilizzate; la seconda soluzione è quella di sovra-utilizzo, in cui nei periodi di punta si utilizzano alcune risorse ad un livello superiore alla media (straordinari, funzionamento prolungato o superiore degli impianti) e negli altri periodi si utilizzano tutte le risorse a disposizione ad un livello normale. Mancata o cattiva pianificazione dell'attività produttiva: si tratta di una gestire erroneamente le risorse a disposizione riperquotendo sui costi dei programmi tali errori.

 

I costi dei programmi

I costi dei programmi televisivi si possono suddividere in tre categorie:

a) diritti televisivi: si riferiscono all'acquisizione del permesso relativo o all'utilizzo dell'idea di fondo (come nel caso del varietà) o alla trasmissione di determinati eventi (come nel caso dello sport e dell'informazione. Da ricordare che l'acquisizione del format implica una successiva elaborazione da parte dell'impresa di produzione. I contratti sono generalmente biennali con un'opzione per il terzo anno e prevedono la trasmissione di un numero minimo di puntate all'anno (di solito pari a trenta). I prezzi sono in funzione della fascia oraria in cui vengono trasmessi i programmi. In Italia vanno dai 155.000 ai 310.000 Euro a puntata nel prime-time e dagli 8.000 ai 37.000 Euro a puntata nel day-time. 

I programmi relativi alla ripresa di manifestazioni sportive prevedono generalmente l'acquisizione dei diritti di trasmissione; i titolari sono rappresentati dalle diverse organizzazioni/autorità sportive che gestiscono le manifestazioni, e che vendono i diritti direttamente alle emittenti o attraverso ad apposite agenzie specializzate (per esempio, l'EBU e l'UFA). I prezzi sono in funzione del tipo di impresa televisiva che li acquista (commerciale, pay, pay-per-view), del grado di concorrenza e della dimensione del mercato televisivo e dalla popolarità che un determinanto sport ottiene nelle singole nazioni. In Italia il costo dei diritti delle partite di calcio varia dai 250 mila  ai 3 milioni di Euro per partita. Notevole è anche il costo degli elementi tecnici, che variano a seconda del tipo di sport (per il calcio si parla di circa 460.000 Euro per ora di trasmissione); in Italia gli elementi tecnici di una partita di calcio generano costi pari a circa 150 mila Euro. Nel Giro d'Italia sono pari al 70-90% dei costi complessivi (circa 3-4 milioni di Euro). Il rapporto tra eventi sportivi e loro sfruttamento televisivo ha determinato una lievitazione dei costi senza precedenti di questo specifico segmento del mercato dei contenuti. Numerose ricerche indicano come, a fronte di un incremento di tutte le voci di sfruttamento commerciale, quello dei diritti sportivi ceduti alle televisioni rappresenti il settore con il maggior tasso di crescita. In Europa, il 2000 ha registrato un valore complessivo del mercato dei diritti sportivi di 5,4 miliardi di euro, con una ragguardevole crescita media annua del 30% nel periodo 1995-2000. Tra gli eventi che hanno registrato l’innalzamento più elevato del prezzo dei diritti, si ricordano le Olimpiadi estive (dai 6,6 milioni di euro nel 1980 a quasi 440 per Atene 2004); la Formula 1 e, soprattutto, il calcio. . Nel caso del calcio, l’ultimo decennio ha infatti registrato dappertutto una straordinaria lievitazione dei costi, forse, al di là di ogni ragionevole soglia di percorribilità, come già richiamato in precedenza. Per gli sport minori, l'acquisizione dei diritti può avvenire a costo zero, in cambio dell'exposure televisiva degli sponsor.

Ricavi da diritti televisivi - Stagione 2001/2002, campionato e coppe nazionali (milioni di Euro)

Gran Bretagna 940
Italia 485
Francia 397
Germania 383
Spagna 237

Nei programmi di informazione, quali i telegiornali, l'acquisizione dei diritti si riferisce alle notizie e alle immagini trasmesse. Le prime vengono acquisite dalle agenzie di stampa nazionale ed estere (Ansa, Adn Kronos, France Press, Reuters, Associated Press, United Press, e altre); le immagini invece da agenzie specializzate quali l'Eurovisione, l'Intervision, la Cbs, la Visnews, l'Upi o le emittenti locali. Il costo dei telegiornali è pari a circa il 15-30% dei costi totali di un'emittente, suddiviso in: costo del personale (30-40% del costo totale); spese d'esercizio (40-50%); utilizzo delle risorse e dei mezzi di produzione (15-20%). Si tratta di categorie di costi quasi-fissi. In Italia il costo annuale dei telegiornali delle tre reti Rai è pari a circa 106 milioni di Euro, mentre quello delle tre reti Mediaset è pari a circa 55 milioni di Euro (la differenza sostanziale risiede nel costo del personale, alla voce giornalisti, che per la Rai sono circa 1000, mentre per Mediaset sono circa 200). Ecco di seguito una tabella con i costi medi dei Tg in Italia:

EMITTENTI COSTO ANNUO (in Euro) COSTO AL GIORNO
Tg 1 43.000.000 122.000
Tg 2 35.500.000 85.000
Tg 3 28.050.000 81.000
Tg 5 26.450.000 75.000
Tg 4 16.010.000 44.000
Studio Aperto 13.225.000 35.000

 b) Gli elementi artistici: si riferiscono al cast, alla troupe artistica (regista, scenografo, costumista, ecc.) e all'allestimento scenico, e la loro entità dipende innanzitutto dai compensi che caratterizzano le prime due componenti. Nei programmi di varietà i costi artistici rappresentano il 70-80% dei costi totali. La presenza di artisti o presentatori di spicco può far lievitare i costi; il compenso del solo conduttore, infatti, può essere pari al 5-10% del costo totale.

c) Gli elementi tecnici: si riferiscono sia ai mezzi utilizzati per le riprese sia al personale addetto e la loro entità dipende dalla quantità/qualità dei primi, e dall'organico/costo del lavoro dei secondi. I costi tecnici si differenziano in base al genere di programma prodotto ma all'interno di ciascuna tipologia risultano praticamente uguali (gli studi televisivi e i mezzi mobili sono infatti caratterizzati da una dotazione tecnica standard che non viene sostanzialmente modificata e che rappresenta pertanto una risorsa comune a più programmi). Per i prezzi vedi centri di produzione               [torna indietro]